In una rupe di trachiti rosse, si aprono, orientate verso sud, le grotte di Sant Andrea Piru a Bonorva(SS), sacra al culto della fertilità e delle acque. Non si tratta di grotte naturali, ma di cavità scavate nella roccia all’incirca tra il 3000 e il 1800 a.C.
Come abitazioni per i defunti, riproducono strutture e decorazioni della case dei vivi, con false porte, cornici, focolari, nonché simboli protettivi, soprattutto corna rosse, garanti di energia vitale anche nell’oltre tomba. Si tratta dunque di una struttura molto articolata e complessa, formata da grandi corridoi all’aperto che confluiscono verso un alto colonnato, luogo di culto della dea madre e del dio toro.
La più importante è la cosiddetta Tomba del Capo che ha un estensione di 250 metri quadri ed è formata da diversi ambienti. Vicino a questa si trova una tomba che ha il tetto scolpito a imitazione dell’interno delle capanne dei contadini del neolitico. Di particolare interesse è anche il masso scolpito nel quale, nonostante la testa sia andata perduta, si riconosce la figura di un toro, simbolo molto diffuso nelle necropoli perché collegato alla luna e alla fertilità.
Lo chiarisce già la definizione: le dimensioni erano i mausolei di famiglie eminenti, in grado di contenere fino a 200 morti. Queste monumentali sepolture hanno l’ingresso formato da grandi lastra di pietra, spesso incise o istoriate, alte circa 2 metri, con una cella rettangolare e terminavano a semicerchio sul fondo.
Il soffitto in genere era piatto, ma negli esemplari più antichi era ricurvo, come una barca capovolta, forse a simboleggiare la barca che trasportava i defunti nell’aldilà. La maggior parte delle tombe è rivolta a sud-est, alcune invece si aprono in direzione del sorgere della luna o delle stelle più brillanti, come Sirio o Rigel.
Da non perdere la tomba dei giganti di Li Lolghi di Pascaredda, nei pressi di Calangianus (OT), del 1500 a.C. Nei pressi di Arzachena c’è anche Coddu Vecchju, dove nei giorni degli equinozi, la luce dell’alba entra nel corridoio tomba attraverso l’apertura della stela.
Ai giardini e all’Arsenale torna l’evento clou della contemporaneità creativa, la 53° Biennale d’arte intitolata: fare Mondi. La principale novità e l’inaugurazione del nuovo padiglione alle Rese delle vergini dell’Arsenale, che ospita gli artisti chiamati a rappresentare il nostro paese( fino al 22 novembre).
Più o meno contemporaneamente sul Canal Grande si tiene il secondo grande opening d’inizio estate; Il museo di Punta della Dogana. Costato 14 mesi di lavori e 20 milioni di euro d’investimenti, è la nuova creatura dell’imperatore e mecenate francese François Pinault. A dirigere i restauri è stato chiamato lo stesso architetto con il quale due anni fa Pinault aveva brindato al restyling di Palazzo Grassi.
Semplice e razionale come tutte le sue opere, il museo di Ando ha la forma della prua di un vascello che sbuca sul Canal Grande. Un riferimento formale alla punta dell’isola di Dorsoduro, moderno ma con chiari riferimenti al passato. Tolte le tracce di precedenti ristrutturazioni, sono, infatti, tornati a parlare i mattoni e le capriate degli antichi magazzini della punta della Dogana da Mar. Nuovo, invece, il design per porte e finestre, e nuove le colonne in calcestruzzo in prossimità dell’ingresso.
L’antico crocevia del commercio marittimo è diventato cosi la nuova base dell’arte contemporanea. Su 4290 metri quadrati di superficie, oltre 3000 saranno dedicati all’esposizione permanente di 140 opere della collezione Pinault.
Il monte generoso è la montagna più panoramica del Cantone Ticino. Vi si accede con un comodo trenino a cremagliera che parte da Capolago, sul lago di Lugano a 274m.s/m.
Si raggiunge la vetta, a 1704 m di quota, dopo 40 minuti di viaggio attraverso una natura incontaminata. Dalla vetta si gode di un panorama incantevole sulla regione dei laghi, sulla pianura lombarda sino agli Appennini e sulla catena alpina del Gran Paradiso al Cervino e dal Monte Rosa alla Jungfrau.
Sul monte generoso potrete trovare 51km di sentieri, tra cui il sentiero della Peonia Officinalis, sentiero dei pineti e percorsi d’orientamento. Inoltre, durante il periodo estivo si possono svolgere attività sportive, come voli in parapendio, scuola parapendio, decolli dalla Vetta, dalla Pineta e da “Caviano” e infine anche voli tandem.
Per chi preferisci la bicicletta, sono presenti 27km di itinerari per rampichino, discesa dalla Bellavista a Capolago, è presente il servizio di noleggio biciclette e rampichi. Per mangiare troverete il ristorante Albergo Vetta, che offre uno splendido salone che può ospitare fino a 200 persone e una terrazza panoramica per 150 persone, nel periodo estivo sono organizzate delle serate gastronomiche con musica e ballo.
Tra i 30 pozzi sacri, concentrati per lo più nella zona sud-ovest della Sardegna, uno dei più interessanti è quello di Santa Cristina a Paulilatino (OR). Dal recinto a forma di buco di serratura con sedili in pietra, si accede all’imboccatura del pozzo, fatta a trapezio.
Man mano che si discende nel buio, i gradini, disposti in cerchi concentrici, si restringono, conducendo fino ai bordi del pozzo, sovrastato da una grande camera a volta.
All’esterno, sulla destra del recinto si notano tetti di capanne, un piccolo nuraghe tradizionale e uno più grande, fatto a capanna, lungo circa 13 metri, forse un albergo per i pellegrini che si recavano al pozzo oppure un abitazione per i capi delle tribù federate che vi si riunivano in occasione delle feste solenni.
Da notare l’allineamento della sezione trasversale del pozzo, orientata come a Santa Vittoria di Serri, secondo il meridiano, in modo che a mezzanotte precisa, nel periodo della sua massima declinazione tra dicembre gennaio, la luna piena si andasse a specchiare sul fondo del pozzo.
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