Yoga Deluxe: Tre resort di lusso


In Francia a Samoens, Alta Savoia, 40 minuti da Chamonix: finita la stagione della neve, la riserva naturale inaugura lo splendore estivo. Gli ingredienti per staccare non mancano: prati, laghetti alpini e, soprattutto, un silenzio assordante.

Insomma, la location perfetta per un corso di yoga en plein air. E, per di più con la vista sul Monte Bianco. Le lezioni vi terranno occupati per due, massimo tre ore al giorno. Dopo, andate in giro a curiosare per i dintorni e il total relax è assicurato.

Spostandoci in Italia troviamo a Zollino il mix ideale tra yoga e spiaggia: se vi piace la campagna, quella salentina sarà amore a prima vista, mentre a due passi da Zollino, vi aspetta la mondanità del mare di Lecce (solo 10 minuti). Merito di un resort che offre lezioni di Ashtanga Vinyasa (per chi non lo sapesse, è una variante dinamica che si basa sulla sincronizzazione tra respiro e movimento) e soggiorni in stile detox senza punizioni.

Infine, in Spagna a San Juan, troverete l’altra faccia dell’isola che non dorme mai: se conoscete Ibiza per la vita notturna dei club, sappiate che nella zona rurale più a nord batte un cuore New age. A due passi dal minuscolo villaggio di San Juan, uno dei pochi angoli ancora autentici, lo yoga e la meditazione sono di casa. Approfittatene fuori stagione per avere il meglio del meglio.


Ristorante Ponto Final a Lisbona


Posto perfetto per animi romantici e desideri gastronomici appaganti, per chi ama i tramonti e per chi vuole solo uscire dal mondo per un po’. Per arrivarci bisogna prendere il metrò, la linea verde, fino al Cais Do Sodrè.

Quindi prendere un traghetto per Cacilhas, otto minuti sul Tago. Poi bisogna costeggiare a piedi il molo bordato da vecchi capannoni dove si salava il baccalà. Infine, eccolo là, il sole che scende giallo come un pastel de nata della mitica Pastelaria Belèm, il ponte XXV de Abrile, di fronte, Lisbona in tutta la sua bellezza.

E’ il porto Final, punto finale perché, dopo l’ansa, il Tago s’allarga, ormai confuso nelle acque dell’oceano. Qui troverete la proprietaria di questo paradiso, che accoglie gli ospiti con il suo sorriso contagioso e con i piatti da vò, della nonna: petinga de escabeche, simile alle sarde in saor venete, polpette di baccalà e cosi via. Un ristorante assolutamente da visitare, se decidete di andare in vacanza nella magnifica Lisbona.


Parchi e Terme: il benessere e fiorito


Ecco tre mete perfette per passare un week and perfetto all’insegna del relax;

Alto Adige Merano: trattamenti a base di uva, lana e fieno oltre a piante di tutto il mondo. Se nelle modernissime terme progettate, ci si può concedere qualche ora di relax tra piscina, sauna, bagno turco e massaggi, nei giardini di Castel Trauttmansdorff ci s’immerge tra piante e fiori, passeggiando in mezzo a ulivi limoni e conifere.

LazioStigliano: Amate da Etruschi e poi dai Romani le terme di Stigliano, nell’entro terra laziale a pochi chilometri da Roma, sono un luogo magico. Grazie alle acque sulfuree che scorrono in profondità e all’eccezionale microclima, qui cresce un’esuberante flora spontanea. Un parco naturale di oltre venti ettari circonda il Grand Hotel, oggi sedi di un lussuoso complesso termale: tra prati e bordure miste trovano spazio aceri, querce centenarie, lecci, pini marittimi.

CampaniaIschia: tre ettari di vegetazione costellata di vasche e getti d’acqua. Intorno, solo rocce, lentischi, cipressi e ulivi. E più in la., il mare. Siamo a Lacco Ameno, nel parco idrotermale del Negombo. Creato come orto botanico, destinato a ospitare palme e ficus, oggi questo giardino è un’oasi di benessere con piscine di acqua di mare e termale calda e fredda.


Itaca: La magia della pace


Sembra che il suo destino sia quello di non essere trovata: i turisti sono pochi, ma quando ci arrivano sono ben accolti. E’ un’isola charmant, e gli hotel lo sono altrettanto. Sul porto ad anfiteatro del capoluogo, Vathy il Perantzada Art Hotel è un quattro stelle con 18 camere in cui tessuti colorati e lampade di design si mixano ad arredi razionali.
Il tutto in una villa neoclassica disegnata dall’architetto tedesco Ernst Schiller.

Altro bellissimo hotel è il Dendrinos Ithaki Villas, un complesso di tre case tradizionali in pietra con piscina per 2,4 o6 persone, la loro magia è la location: immerse tra gli ulivi sulle colline di vathy.

Anche l’idea della tenuta Levendis Estate, nel nord dell’isola, è di offrire a gli ospiti un’esperienza di totale relax: le quattro case, ognuna con due camere, sono nel mezzo di un uliveto biologico, non hanno televisione ne aria condizionata. A Vathy non troverete il vostro locale tra le taverne schierate sul porto, ma a quarto d’ora di auto sulle colline, potrete trovare Chani, vista mare e ottima cucina.

Se passate da Friskes, fermatevi alla taverna Ulysses per una grigliata di pesce a base di sardine, gamberi e aragosta. La vera sorpresa però, è al villaggio di Platreithias: il menu greco mediterraneo creativo, a base di soli prodotti freschi, iniziate con il saganaki, il formaggio di pecora fritto con pesto di rucola e continuate con le pappardelle agli spinaci e tortino di pesce.


Isole Solovki: L’arcipelago delle notti bianche


Le Solovki hanno un posto ben preciso nella conoscenza russa. Se dite a qualcuno che volete andarci, noterete inevitabilmente un’espressione curiosa: Le isole? Il Mar Bianco? Che meraviglia! Queste isole sono davvero affascinanti, solitarie e lontane, un frammento di tradizione condito di monasteri e cappelle piene di santi e sacerdoti.

Ma Le Solovki sono anche una terra di fantasmi, “la madre dei Gulag”: un’unica, grande foresta che si estende su sei isole roccioso e molti isolotti, dove centinaia di migliaia di persone hanno trovato la morte nei campi di lavoro forzato. Come nessun’altro posto le Solovki rappresentano una contraddizione: incarnano il bene e il male.

Quasi sei secoli fa, alcuni monaci ortodossi russi raggiunsero queste isole in cerca di nutrimento spirituale. Diffidavano della civiltà con le sue tentazioni, delle insidie e delle distrazioni che stare in mezzo ad altra gente implicava. Qui forgiarono un nuovo stile di vita, tranquillo e solitario, con la sola compagnia di dio, della preghiera e dei pescatori.

Edificarono un grande monastero di mattoni, che a un certo punto ad alcuni parve perfino eccessivo e fin troppo frequentato, tanto che misero a costruire cappelle più piccole e a scavare casette nella terra umida sulle sponde più remote delle isole. Oggi il monastero si erge, imponente tra il lago e l’imboccatura del porto.

Dentro, di solito ci sono dei turisti che, in gruppo o da soli, fanno la spola tra le cappelle e le pietre tombali di santi uomini. Ma si vedono soprattutto monaci barbuti in tunica nera, intenti a portare secchi d’acqua e guidare i pulmini.


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