S.Andrea Priu: In queste grotte si celebrava il culto della fertilità


In una rupe di trachiti rosse, si aprono, orientate verso sud, le grotte di Sant Andrea Piru a Bonorva(SS), sacra al culto della fertilità e delle acque. Non si tratta di grotte naturali, ma di cavità scavate nella roccia all’incirca tra il 3000 e il 1800 a.C.

Come abitazioni per i defunti, riproducono strutture e decorazioni della case dei vivi, con false porte, cornici, focolari, nonché simboli protettivi, soprattutto corna rosse, garanti di energia vitale anche nell’oltre tomba. Si tratta dunque di una struttura molto articolata e complessa, formata da grandi corridoi all’aperto che confluiscono verso un alto colonnato, luogo di culto della dea madre e del dio toro.

La più importante è la cosiddetta Tomba del Capo che ha un estensione di 250 metri quadri ed è formata da diversi ambienti. Vicino a questa si trova una tomba che ha il tetto scolpito a imitazione dell’interno delle capanne dei contadini del neolitico. Di particolare interesse è anche il masso scolpito nel quale, nonostante la testa sia andata perduta, si  riconosce la figura di un toro, simbolo molto diffuso nelle necropoli perché collegato alla luna e alla fertilità.


Le Tombe dei giganti in Sardegna


Lo chiarisce già la definizione: le dimensioni erano i mausolei di famiglie eminenti, in grado di contenere fino a 200 morti. Queste monumentali sepolture hanno l’ingresso formato da grandi lastra di pietra, spesso incise  o istoriate, alte circa 2 metri, con una cella rettangolare e terminavano a semicerchio sul fondo.

Il soffitto in genere era piatto, ma negli esemplari più antichi era ricurvo, come una barca capovolta, forse a simboleggiare  la barca che trasportava i defunti nell’aldilà. La maggior parte delle tombe è rivolta a sud-est, alcune invece si aprono in direzione del sorgere della luna o delle stelle più brillanti, come Sirio o Rigel.

Da non perdere la tomba dei giganti di Li Lolghi di Pascaredda, nei pressi di Calangianus (OT), del 1500 a.C. Nei pressi di Arzachena c’è anche Coddu Vecchju, dove nei giorni degli equinozi, la luce dell’alba entra nel corridoio tomba attraverso l’apertura della stela.


Sardegna: San Teodoro


Simile a una spiaggia tropicale è chiamata “Tahiti” per quella sua sabbia dai riflessi brillanti, chiara, finissima e per le acque di cristallo azzurre e blu. Tutt’intorno danza una distesa di dune su cui crescono gigli selvatici e un rosario di pini profumatissimi.

Oltre a essere spettacolare per ogni età, è un vero paradiso per i bambini perché il fondale basso e l’acqua quasi sempre calma (per meglio dire, immobile come quella di una piscina) permettono di giocare in libertà senza rischi.

Tanti i servizi disponibili: come il parcheggio adatto anche ai camper, hotel, campeggi, bar, punti ristoro e locali. Per spezzare i ritmi e incuriosire i più piccoli si può dare una passeggiata nelle immediate vicinanze: dietro la corona di dune c’è uno stagno che è oasi naturalistica e ospita molti uccelli d’acqua, inclusi i fenicotteri rosa.

Passare una vacanza in un posto simile, vi darà la sensazione di vivere in un sogno, l’atmosfera in questo luogo è davvero magica, un vero peccato perdersi San Teodoro.


Sardegna: Cala Luna


L’appartenenza di questa spiaggia, una delle più belle del mediterraneo, è contesa tra i due comuni di Dorgali e Baunei. Al centro del Golfo di Orosei, è stretta tra pareti di roccia, dove si aprono 8 grotte e una gola calcarea.

Eden in miniatura raggiungibile soltanto dal mare, è protetta dal vento e delimitata alle spalle da un boschetto di oleandri rosa dove scorre un ruscello.. Per la cornice suggestiva ad alto tasso di romanticismo quest’ angolo di Sardegna è stato scelto come set del film “Travolti da un insolito destino” sia nella prima versione con l’attrice Melato sia nel remake con Madonna.

Tra le cose romantiche a cui si può pensare c’è la visita alla grotta del Bue Marino abitata fin dalla preistoria e ricchissima di concrezioni, stalattiti e stalagmiti che si specchiano nei numerosi laghetti Assolutamente da scoprire il Golfo di Orosei, esso è intervallato da una serie d’incantevoli spiagge. Partendo da nord la costa nasconde tante piccole cale coperte da finissima sabbia cui fa da sfondo una verde pineta.

Da Cala Luna in poi, si possono raggiungere in traghetto, in barca o via terra con percorsi a piedi che possono variare dalle 2 alle 5 ore.


Cagliari va conquistata dall’alto


Altrimenti non si capisce nulla. Si rischia di vagare per le vie e viuzze di grande fascino rimanendo estranei al senso della città. La prima vetta da raggiungere è il bastione di Santa Croce in Castello. Dal porto ci si inoltra tra le antichissime vie del quartiere Marina, dove si affacciano negozi e artigiani.

Si arriva in piazzetta Savoia strategicamente attrezzata con ombra, panchine, bar, ristoranti e si continua a salire costeggiando piazza Yenne per affrontare poi le ripide scalette di Santa Chiara fino alla torre dell’Elefante, e via a sinistra per un centinaio di metri per raggiungere la meta: un enorme balcone che regala una vista mozzafiato.

A sinistra, il porto tutt’intorno e sotto, buona parte della città. Più in la il resto del golfo e i monti di Capoterra. Si riconosce subito la strada percorsa e guardarla dall’alto da grande soddisfazione. Appoggiati comodamente a quell’antica pietra, osservando i tetti ci si trova di fronte a Castello. Di cui sono unici i tagli di luce, per l’intensità e per le sfumature a seconda dell’ora.

Al bastione si trova uno dei locali più belli di Cagliari, l’unico per “bevitori” il Libarium Nostrum. Qui lo staff prepara cocktail e long drink di prim’ordine e non va trascurata la scelta dei distillati.


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