Le Isole Azzorre sono un arcipelago di 9 isole principali, facente parte della Repubblica di Portogallo. Sono anche una regione autonoma.
I capoluoghi sono Ponta Delgada dove c’è la Presidenza, Angra do Heroìsmo, dove troviamo la Corte Suprema e Horta che è la sede dell’Assemblea Legislativa.
Le isole sono un “feudo” cattolico, anche se è presente una piccola minoranza ebrea; la lingua delle Isole Azzorre è il portoghese e la moneta, come in Portogallo del resto, è l’Euro. Rispetto all’Italia ci sono 2 ore in meno di fuso orario.
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Il fascino dell’isola si vive tra le strade della città vecchia, calandosi in un’atmosfera unica perché nata dalla stratificazione di secoli di storia: chiese bizantine, palazzi veneziani, eleganti cafè francesi, edifici inglesi e perfino un campo da cricket. In questo mosaico di architetture, non lontano dalla chiesa del patrono San Spiridione, vi aspettano le nove camere del boutique hotel Siorra Vittoria, perfetta unione tra modernità e tradizione.
Un classico del lusso a Kommeno, 12 chilometri dalla città, è il Corfu Imperial: arredi Impero, lampadari di Murano, suite, ville con piscina, spa e ristorante. Per una vacanza nella natura, Villa de Loulia è un elegante hotel immerso negli ulivi. Le ville in affitto, che si trovano su quest’isola hanno ognuna una propria piscina privati e interni curati in ogni dettaglio.
Per mangiare bene magari a lume di candela, in una piazzetta romantica nel cuore della città antica, Venetian Well vi sorprenderà con piatti che associano sapori diversi in ricette fusion, tipo l’anatra con frutti esotici. Trovate una cucina più tradizionale da To Dmarchio, che ha nel menu un’ottima aragosta anche se un po’ cara.
Altra tappa fondamentale è Filio, dove potrete provare più di sessanta assaggi di piatti della cucina locale.
Blu e dintorni, bianco abbagliante, il verde dei ginepri e dei lentischi. Guardare dall’alto Cala di Trana(OT), in fotografia o per i più fortunati, da un elicottero sembra una bandiera tricolore dalle cromie decise, quasi nette in bande distinte.
Da vicino, a nord di Palau, davanti all’arcipelago della Maddalena, lascia a bocca aperta quell’aria di cala-bomboniera fatta di sabbia e contornata da rocce granitiche. Un luogo tipico per una dichiarazione d’amore o per fare pace, perché oltre a essere bellissima è estremamente tranquilla e riservata.
La si può raggiungere solo dal mare o a piedi, con una bella passeggiata lungo la costa di Punta Sardegna. Mentre Cala Sisine(NU) è uno spettacolo di falesie a picco sul mare, che da oltre 500 metri d’altezza si immergono ripidissime nelle acque di un turchese mai uguale a se stesso. L’aria è marina, ma quando si arriva in questa cala si pensa anche ai monti per via di quei due costoni rocciosi che la fiancheggiano e per la foresta sulle pareti della gola con alberi di carrubo e leccio che hanno secoli.
L’azzurro del mare è cangiante per i giochi di luce che il sole riflette sul fondale fatto di sabbia bianca, grossi chicchi calcarei e sassi arrotondati dal gioco delle correnti. Vi si accede in barca o battello.
La più mondana delle spiagge sarde è sicuramente Liscia Ruja (OT), rinominata “ long Beach” questa grande mezzaluna di sabbia bianca e fine che si tinge di rosa verso la battigia è una delle più estese della costa smeralda e anche la più “in”, attrezzandotisi e ideale per chi si vuole divertire a fare vip watching.
Durante l’anno ha il profumo del corbezzolo e del cisto ed è animata dai cinghiali, ma durante i mesi clou dell’estate diventa meta di famosi e famosissimi. In luglio e agosto arrivano gli ospiti degli alberghi extra lusso della zona e sull’acqua è un continuo sfilare di panfili “abitati” da facoltosi vacanzieri.
Pezzo forte della stagione è il beach party di Ferragosto, pieno zeppo di paparazzi. Altra spiaggia da non sottovalutare è Poetto (CA), giovanissimo e trendy, eden del divertimento. Al litorolale esteso per 9 chilometri si arriva dalla città anche con i mezzi pubblici. Gli stabilimenti tradizionali di un tempo, i famosi “casotti” sono stati rimpiazzati da svariate strutture balneari, bar, negozi e anche un luna park che fanno dell’area un prolungamento del centro
La zona più frequentata dai giovani è la n 6. Ci sono due stabilimenti balneari, tutti i servizi per la permanenza in spiaggia e gli sport d’acqua. I chioschi in spiaggia sono punti di ritrovo fino a oltre il tramonto.
Tra i 30 pozzi sacri, concentrati per lo più nella zona sud-ovest della Sardegna, uno dei più interessanti è quello di Santa Cristina a Paulilatino (OR). Dal recinto a forma di buco di serratura con sedili in pietra, si accede all’imboccatura del pozzo, fatta a trapezio.
Man mano che si discende nel buio, i gradini, disposti in cerchi concentrici, si restringono, conducendo fino ai bordi del pozzo, sovrastato da una grande camera a volta.
All’esterno, sulla destra del recinto si notano tetti di capanne, un piccolo nuraghe tradizionale e uno più grande, fatto a capanna, lungo circa 13 metri, forse un albergo per i pellegrini che si recavano al pozzo oppure un abitazione per i capi delle tribù federate che vi si riunivano in occasione delle feste solenni.
Da notare l’allineamento della sezione trasversale del pozzo, orientata come a Santa Vittoria di Serri, secondo il meridiano, in modo che a mezzanotte precisa, nel periodo della sua massima declinazione tra dicembre gennaio, la luna piena si andasse a specchiare sul fondo del pozzo.
Non è solo questione d’accenti vocali. Se qualcuno avesse dei dubbi, vada a Ortigia e guardi bene la Fonte Aretusa, l’unico specchio d’acqua dolce d’Europa che ospita sia le papere, sia i papiri.
Guida pratica per i non siciliani: Ortigia è l’isola su cui si estende il centro storico di Siracusa. Quanto ad Aretusa, oggi è una sorgente che sgorga a due passi dal mare; un tempo era una ninfa bella e imprudente, che si tuffo nuda tra le onde.
Il dio marino Alfeo la vide e l’abbordò in modo spiccio, lei fuggì a riva e, per evitare altre molestie, si trasformo in una fonte purissima, priva di ogni appeal. La storia, come giurano molti poeti, da Omero a D’Annunzio, passando per Ovidio, è tutta vera.
Per vedere Aretusa bisogna attraversare quasi tutta Ortigia. Si parte da uno dei tre ponti che collegano la terraferma all’isola e subito ci s’imbatte nei resti di un tempio dorico, dedicato ad Apollo, souvenir di tempi gloriosi, quando Siracusa era la capitale morale della Magna Grecia, patria di Archimede, genio che non vinse il nobel solo perché nacque troppo presto.
Il tempio è l’unico ricordo di quei tempi, tutto il resto è sepolto sotto edifici di epoche successive; arabeggianti, neoclassici, liberty e soprattutto barocchi. Il risultato è un groviglio di case, chiese, vicoli, traboccante di balconcini ricamati come pizzi e di cavi elettrici che assomigliano a liane, che l’Unesco ha preso sotto la sua tutela come Patrimonio culturale dell’Umanità.
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